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Scommesse: il calcio torna ad essere falso

Dopo Calciopoli, un altro colpo basso contro gli amanti del pallone

27/12/2011

Non c’è pace per il calcio, lo sport più amato d’Italia è di nuovo nella bufera. Si tratta di una tempesta già scoppiata la scorsa estate quando alcune intercettazioni telefoniche svelarono sospette scommesse di ingenti quantità di denaro su alcune partite del campionato di serie B appena conclusosi. Alcuni giocatori furono accusati di scommettere sulle partite della loro stessa squadra tramite altre persone e di influenzare l’esito di tali incontri per ottenere denaro facile. Tra essi spiccava il nome di Cristiano Doni, ormai storico capitano e simbolo dell’Atalanta, nel frattempo promossa in serie A. Il giocatore nerazzurro venne squalificato per 3 anni e mezzo e con lui altri imputati meno conosciuti. Tuttavia il polverone sembrò affievolirsi durante i mesi autunnali, lasciando solo qualche segno meno alle classifiche di Atalanta e Ascoli e altre squadre di serie inferiori. Ma la tempesta estiva aveva solo finto di calmarsi in autunno, per poi esplodere in un vero uragano pochi giorni fa, il 19 dicembre, con l’arresto di Doni e con l’aggiunta di nuovo materiale d’indagine che getta l’ombra del sospetto su molte altre partite, anche di serie A, coinvolgendo, così, parecchi giocatori e società di calcio.

La vastità del marciume che ha corroso le fondamenta del calcio italiano è ancora da determinare, poiché molte accuse non sono state dimostrate; tuttavia il colpo subito è abbastanza forte già così, anche perché arriva pochi anni dopo lo scandalo di calciopoli del 2006 quando alcune società furono scoperte corrompere gli arbitri per vincere le partite. Non stupisce affatto che questo stia succedendo in Italia, dove solo la dilagante corruzione politica può spiegare come il paese sia indebitato fino al collo, pur essendo uno dei più industrializzati al mondo. Ancor meno sorprende che tanto sporco risieda nel mondo del calcio, giacché, si sa, il campionato muove ingenti capitali, dove c’è denaro c’è potere e la giustizia finisce sotto le scarpe. Eppure queste notizie continuano a scioccare molte persone: i faraonici stipendi dei calciatori sono sempre stati mal sopportati dalla gente comune. A ciò va aggiunto che in un anno di crisi economica come il 2011 si è dovuto assistere in agosto allo sciopero dei giocatori, inverosimile e sfacciata pretesa che a molti è parsa più di uno sputo in faccia alle difficoltà, quelle vere, in cui purtroppo ora versano sempre più famiglie italiane. Come se non bastasse già tutto ciò, adesso alcuni calciatori si permetto persino di aumentare il loro già smodato patrimonio truffando tifosi e scommettitori onesti. Ricchezza, fama e successo nascondono dentro di sé l’arcano potere di divorare chi li ottiene al punto da spingerli a necessitarne sempre di più. Così si spiegano le aberrazioni di calciopoli del 2006 e ora quelle dei calciatori miliardari che cedono alla brama di ottenere denaro facile e sporco.

Che un mondo così ricco e privilegiato sia talmente avido e disonesto è di per sé una vergogna. Ma questa non è l’unica ragione per la quale molta gente si è sentita così ferita e insultata. Un secondo ed evidente motivo è che gli appassionati di calcio e gli amanti delle scommesse (legali) basano il loro divertimento sull’imprevedibilità del calcio: in un film o rappresentazione teatrale gli eventi sono già scritti in un copione e la loro importanza è relativa, secondaria rispetto alla qualità artistica dell’opera. Lo sport, invece, non può sottostare ad un copione predeterminato, in questi termini non avrebbe alcun senso per lo spettatore, privato dell’adrenalina dell’emozione che solo una battaglia vera sul campo può dare.

Il calcio inoltre è diventato il re degli sport per la sua ampia diffusione in tutto il mondo e per la grande passione che sa creare. Quindi molti giovani, probabilmente sbagliando, identificano i calciatori come eroi, come modelli da seguire. Ecco perché in Inghilterra, che di questo sport è la patria, il concetto di fair play è così importante: il gesto violento sul campo viene condannato, affinché non venga imitato. La lealtà e il sano agonismo sono valori fondamentali dello sport che i calciatori scommettitori hanno tradito.

In estate Doni respinse le accuse a lui rivolte, giurando di fronte ai suoi tifosi di essere innocente; pochi giorni fa, smentendo se stesso e confessando la sua colpevolezza, si è mostrato doppiamente miserabile, troppo perché l’immagine di eroe di cui godeva a Bergamo potesse sopravvivere nella mente degli atalantini. Il colpo è forte. Perché il calcio non è più solo uno sport. In Italia e in molti altri paesi la sua popolarità lo ha radicato tanto nell’immaginario collettivo da caricarlo di significati simbolici a livello sociale. Molti appassionati di questo sport trovano nel tifo per una squadra una vera e propria identità, spesso sentitissima. I colori sociali, l’emblema, le bandiere, sono per un tifoso segni di appartenenza sacri e inviolabili. Così la domenica gli stadi diventano arene in cui due schiere di gladiatori si danno battaglia per portare alla gloria un simbolo e dei colori. L’Aquila, il Diavolo, il Grifone, il Delfino, in modo molto simile ai totem delle antiche tribù, sono sacri perché rappresentano l’identità collettiva del gruppo. Quindi la vicenda delle scommesse ha dato un altro duro colpo al calcio, perché ha svelato che alcune di queste battaglie simboliche per la gloria erano false. In campo non c’era nessun eroismo per l’onore del totem. Per questo il 2006 fu così traumatico per i tifosi della Juventus, perché la Zebra fu infangata dall’onta dell’imbroglio e l’identità bianconera devastata. Smarriti, molti tifosi della Vecchia Signora si ritrovarono incapaci di guardare una partita. Il successo del calcio non risiede solo nelle caratteristiche del gioco, ma in gran parte anche nella portata simbolica di cui è stato caricato dalla gente.

È con queste stesse valenze che il calcio nacque in Inghilterra, come sfida fra quartieri, fra scuole o compagnie. Da quei tempi molto è cambiato e attorno a questo sport si è creato un vastissimo impero di capitale. Purtroppo il dio denaro ha una grande forza di corruzione che può intaccare qualsiasi cosa. Calciopoli prima e il calcioscommesse ora hanno corroso il lato simbolico del calcio, quello dell’appartenenza ad un gruppo e della sfida leale all’ultimo sangue. Ma questa è l’essenza stessa del calcio. Chi ama questo sport la vuole certamente salvare. Ai vertici del calcio, specialmente italiano, è ora di allarmarsi e di porre un freno agli interessi economici, prima che essi si divorino la loro stessa miniera d’oro. Una buona idea, per fare un esempio, sarebbe mettere un tetto ragionevole agli stipendi dei calciatori. Nell’NFL, il campionato di football americano, questo limite esiste ed ha anche mostrato il pregio di favorire la vittoria finale di squadre diverse, in modo che a trionfare non sia sempre chi può investire di più. Se per il football l’hanno fatto nel paese capitalista per eccellenza, si può provare anche in Europa per il calcio. Per salvarlo.

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