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Reset: riscriviamo la storia partendo dalle tende

26 GIUGNO 2011

 

Il terzo millennio è dominato dalla distorsione spaziale e temporale. Il fenomeno della globalizzazione ha portato a contatto culture lontane migliaia di chilometri, le ha rimescolate, creando un nuovo mondo dove c’è un po’ di Cina in Francia, un po’ di Pakistan a Barcellona, usanze antiche tra quelle moderne, veli che nascondono il volto delle donne e rubinetti che si attivano alla vista grazie alle fotocellule. Puoi parlare in diretta con un amico che si trova agli antipodi del mondo attraverso uno schermo luminoso, mentre non puoi comunicare col tuo vicino di casa che parla una lingua troppo diversa dalla tua. Questo rimescolamento caotico delle carte ha portato spesso ad attriti e scontri, dovuti all’eccessiva velocità e disordine che lo hanno caratterizzato.

Nel mondo globalizzato in cui viviamo, il 15 maggio 2011 alcune persone hanno deciso di rinunciare alle comodità della vita moderna per vivere accampati nella piazza di Puerta del Sol, a Madrid, in segno di protesta per le ingiustizie e la corruzione che dilagano tra politici e grandi uomini d’affari. È molto interessante notare che le tappe che questo nuovo movimento sta ripercorrendo sono cariche di portata simbolica. Una dopo l’altra, il movimento 15M sta rivivendo epoche storiche che hanno caratterizzato l’evoluzione della società umana fino ai giorni nostri. Stanno rimettendo ordine temporale a un mondo che ne è ormai alienato.

Il primo passo che ha reso tutto possibile è stata la presa di coscienza e la decisione di manifestare il malcontento accampandosi nelle piazze. Dagli appartamenti pieni di comfort, i ragazzi del 15M sono passati alla strada, senza più letti comodi, senza più docce a portata di mano, senza cucine rifornite né tantomeno la playstation per passare il tempo. Molte persone hanno detto basta ad un sistema che considerano ingiusto e inaccettabile e con grande coerenza hanno saputo rinunciare ai piaceri e le comodità che questo mondo capitalistico regala. In un sol colpo hanno detto basta all’ingiustizia del potere costituito e così per forza anche alle briciole di lusso che esso concede al popolo per azzittirlo. Tradotto in linguaggio moderno, “dire basta” diventa “ fare reset”: riavviamo i computer e con essi le nostre teste, perchè dal 15 maggio ricomincia la storia! Dire basta al sistema significa ripartire da zero, dal nulla. Sotto: il freddo suolo pavimentato della piazza; sopra: le stelle della giustizia e dell’uguaglianza ad indicare la via.

Il 15 maggio 2011 per alcuni gruppi di persone è il giorno zero dell’anno zero, è il giorno della negazione del sistema e dell’inizio della creazione di quello che nei loro sogni più verdi un giorno sarà il nuovo mondo. Il sistema non esiste più, ora esiste la piazza e deve organizzarsi per andare avanti. In Plaça Catalunya, Barcellona, vengono montate tende e grossi teli di plastica sorretti da pali e corde che creano attorno al centro della piazza tutta una tendopoli dove i manifestanti dormono di notte. I materiali son quel che sono, i “tetti” obliqui della tendopoli lasciano squarci in cui si insinueranno molto presto sole e pioggia, ma l’entusiasmo e i colori sono talmente vivi che il salto all’indietro viene assorbito con determinazione. Proprio come un vero nuovo mondo, il movimento 15M riparte dalla preistoria, dove il villaggio è organizzato in tende, si suonano i tamburi e si progetta l’ascesa dell’uomo e la sua avventura sul pianeta Terra.

L’uomo moderno ha una nuova Luna da raggiungere: il mantenimento di un mondo equo. Pare un obbiettivo lontanissimo, come lo era la Luna nella preistoria.

Il passo dalla preistoria all’età classica per gli “indignati” è un passo veloce e fondamentale: ben presto il villaggio tribale si evolve, ospitando al suo centro un foro dove i cittadini discutono dell’amministrazione del luogo pubblico e degli obbiettivi da raggiungere. Dal paleolitico siamo già giunti alle polis greche, la tendopoli di plaça Catalunya ha già un’agorà, un foro pubblico di attività politica. L’organizzazione in commissioni collegate orizzontalmente permette un funzionamento strutturato e proliferano le idee, sia sul piano politico che artistico. Attorno al nucleo politico del movimento si creano varie attività culturali: si suonano strumenti musicali, si balla, ci sono lezioni di yoga, meditazione, filosofia della Madre Terra, primo soccorso, disegno e molto altro. Così la democrazia diretta, il filosofare, il fiorire dell’arte, della cultura, del sapere e della libertà fanno assomigliare ancora di più le piazze spagnole alla smagliante Atene del 5º secolo a.C., città che visse un irripetibile momento di splendore, impregnata dell’entusiamo che la civiltà greca visse in quell’epoca, in cui pionieristicamente esplorava i vari ambiti della vita umana, sociale e naturale. I ragazzi del 15M vivono lo stesso inebriante momento d’ascesa, per la prima volta sentono con forza tra le mani l’energia della lotta per ideali puri e della creazione di un mondo migliore.

Ma dopo il grande entusiasmo delle prime 2 fasi, gli accampati stanno ora affrontando il loro Medioevo. Era inevitabile, Atene non poteva durare per sempre. I primi contrasti interni e la divisione che hanno provocato, la difficoltà del mantenimento di una democrazia veramente pura all’interno dell’assemblea, l’assuefazione della gente e il conseguente smorzamento dell’entusiasmo sono pericoli reali, molto simili a quelli che hanno portato Atene, Sparta e Tebe a farsi la guerra per anni, logorandosi l’un l’altra fino fino al declino della civiltà greca. La purezza idealistica del periodo classico è perduta, pare che il governo del sistema costituito abbia inviato infiltrati con lo scopo di seminare la discordia e rendere così più complicata la gestione dell’assemblea. Inoltre, durante la manifestazione al Parlamento di Catalogna, il 15 giugno, la violenza è riuscita ad aprire una breccia nello scudo del pacifismo che aveva difeso il movimento per 1 mese intero. Ancora infiltrati? O qualche violento si insinua nel movimento? Dubbi, incertezze, paure, psicosi, paranoia, sono le malattie che, da dentro o da fuori, hanno colpito il movimento esponendolo a grossi rischi. Ma il 15M nel suo Medioevo deve imparare dagli insegnamenti della storia ed evitare, per esempio, la caccia alle streghe e il dogmatismo, ricordando che la pluralità e la collettività sono la sua forza.

Nel momento forse più difficile per il movimento, quando il logoramento per 1 mese di sacrifici e per i nuovi problemi stava cominciando a farsi notare, una grossa boccata d’ossigeno ha rinvigorito gli accampati: la manifestazione organizzata per il 19 giugno ha avuto un successo straordinario, coinvolgendo milioni di persone in tutto il mondo. La città di Barcellona ha risposto con numeri notevoli: si parla di molto più di 200.000 persone in corteo sulla via Laietana. Dal coinvolgimento del popolo, anche di tanti che non dormono in piazza, è giunta la risposta che si sperava, è giunto il tanto agognato Rinascimento.

Quando hanno “fatto reset”, gli indignati delle piazze spagnole hanno ripudiato le comodità della vita capitalistica, esprimendo tutta la loro disapprovazione per le gravi ingiustizie che essa comporta.  Hanno voluto riscrivere la storia da zero, partendo dai villaggi tribali della preistoria, organizzati secondo le abilità di ognuno. Ad esso hanno aggiunto la grandezza politica della democrazia diretta ispirata all’antichità classica di Atene e si riferiscono alle piazze stesse come “agorà”, con un chiaro significato simbolico. Ora immerso nei pericoli dell’oscurantismo medievale, ma ravvivato dal rinascimento popolare, il movimento 15M si prefigge l’ambizioso scopo di tornare a sbarcare al terzo millennio da cui è uscito sbattendo la porta. Ma non si può tornare al mondo del 2011 finché le cose non siano cambiate, finché i valori di uguaglianza e giustizia non abbiano recuperato il trono a loro usurpato da chi governa falsamente in loro nome. Finché gli insegnamenti del passato non potranno essere applicati al mondo attuale, gli “indignati” non abbandoneranno la lotta. Il biglietto per il ritorno al 2011 ha un prezzo di sacrificio molto alto; ancora tante rinunce, ancora giorni passati tra disagi, intemperie, pericoli e gli insulti di giornalisti ipocriti che fingono di non capire che chi si fa la doccia nelle fontane di piazza Catalunya non lo fa per inciviltà ma per dedizione. Sono pronti a continuare a lottare e sacrificarsi per tutti, affinché lo sviluppo umano riesca a trovare equilibrio nella natura, senza devastarla né prosciugarla, senza che i più fortunati si annoino del denaro e ad altri manchi il pane.

È un progetto utopico, lo dice anche la biologia: dice che l’ontogenesi (nascita dell’individuo) ricapitola la filogenesi (nascita della specie). Se il 15M, nella sua nascita, ha ripercorso le tappe della storia dell’uomo, come tale sarà destinato alla corruzione e all’assorbimento nel sistema. La sfida è quasi impossibile, il nemico è un colosso spietato e sleale, e scienza, storia e ricorsi ciclici parlano di una sicura sconfitta: almeno a lungo termine la corruzione prenderà il sopravvento e il forte schiaccerà sempre l’impotente. Nonostante tutto ciò, una cosa dà ancora speranza: chi partecipa a questo movimento sono donne e uomini giusti, intelligenti, generosi e coraggiosi. Solo loro possono trascinare il popolo a compiere il miracolo di cambiare i cicli della storia.

4 Responses to “Reset: riscriviamo la storia partendo dalle tende”

  1. Xebalon scrive:

    Dai che storia, come già ti dissi ai suoi tempi credo, di questa “sommossa popolare” non si seppe quasi nulla in Italia, a parte qualche accenno a degli accampati in piazza. Gli italiani non lo farebbero mai, stiamo ancora troppo bene per arrivare a certe idee. Comunque, era il 2011, com’è andata a finire?
    PS: geniale l’idea della ricapitolazione della storia! E’ evidente che l’uomo è settato per pensare in piccolo o in grande, sempre allo stesso modo.

  2. Monkey D. Dragon scrive:

    Notizie come queste vengono sempre occultate. E’ logico del resto, dall’alto temono che ci svegliamo e reclamiamo i nostri diritti

  3. Alessandro scrive:

    Si sentono proprio i suoni e gli odori delle piazze spagnole. I media italiani hanno dato discreto spazio alla protesta, ma un racconto così preciso e appassionato può farlo solo chi ha vissuto la mobilitazione dall’interno. Bello.

  4. Andrea Fiaccadori scrive:

    Grazie mille. Comunque passione ce n’è in effetti! Essere presente in piazza a quelle assemblee che davano lezioni di democrazia era da pelle d’oca. Ora la sfida è portare avanti un movimento che non poteva restare in piazza per sempre.

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