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Le cascate imbrigliate tra neon e xeno

Le cascate del Niagara sono uno dei luoghi più famosi al mondo per la spettacolarità della natura. Al tempo delle glaciazioni, lo spostamento di grandi masse congelate creò in quest’area immensi laghi e fiumi, tra cui il Niagara, conosciuto dagli Irochesi come “Acque Tuonanti”: questo fiume impetuoso scorre per circa 50km dal lago Erie all’Ontario, segnando il confine tra Canada e Stati Uniti. Lungo il suo percorso si apre in un’ansa ampia dalla quale si getta nell’alveo sottostante, creando la più vasta delle cascate del Niagara, quella conosciuta come “Cascata Ferro di Cavallo”. Di fianco si trovano le “Cascate Americane” e la cascata “Velo di Sposa”. Tutte e 3 insieme costituiscono lo spettacolo conosciuto come “Cascate del Niagara”, dove cadono in media 110.000 m³ d’acqua al minuto. La natura selvaggia si colora di verdi e blu che si mescolano alla spuma bianchissima; una nebbia densa e umidissima si propaga per tutta la balaustra panoramica. Lo sguardo si perde, catturato dal movimento selvaggio dell’acqua. Nonostante lo sforzo, descrivere a parole questa meraviglia della natura è impresa ardua, persino avendola vista dal vivo, perché il sentimento che essa ispira è piuttosto un silenzio contemplativo: fui attonito, pieno di stupore e di rispetto, non una parola, ma solo molta emozione.

Le cascate “Ferro di Cavallo”, sul lato canadese del Niagara

Attorno alle cascate, su entrambe le sponde del fiume, si sono sviluppate 2 cittadine, entrambe nominate Niagara Falls, una canadese, l’altra statunitense. I loro hotel rendono possibile la visita a milioni di turisti durante tutto l’anno. Tra l’altro sono stati costruiti cunicoli e sentieri per visitare le cascate da vicino e organizzato anche un giro in battello per le acque sottostanti. L’avventuriero amante della natura non potrà non notare che il paesaggio di questo famosissimo posto viene deturpato non solo da queste strutture, ma soprattutto da altre che non hanno la finalità di consentire l’esperienza diretta della cascata: sono i molti fast food, giostre, attrazioni da luna park e casinò che dominano le vie della Niagara Falls canadese. Pare che una svolta di stile trasformò la città negli anni 90, quando l’economia stagnante e impoverita spinse le autorità locali ad introdurre i casinò per implementare il turismo e risollevare il centro urbano. Lo scopo sembra essere stato raggiunto, ma il prezzo pagato, non in dollari, è molto alto: uno dei luoghi più belli al mondo per la sua natura è stato irrimediabilmente deturpato da elementi fuori luogo.

Ciò che accomuna cascate e luna park o casinò è che sono tutte attrazioni turistiche. Niagara Falls, conosciuta come la Las Vegas canadese, sembra proprio pensata per quel tipo di turista che, dopo 335 giorni di lavoro, vuole tutto pronto e tutto comodo: di giorno le cascate, il pranzo servito ai fast food, poi un gelato chimico al banco di fianco, le giostre e il castello di Dracula per accontentare i bambini e l’adrenalina del gioco d’azzardo di notte. Tutto in uno. Dopo un anno a sgobbare, ora è tempo di fare scorpacciata di divertimento di ogni tipo per recuperare tanta fatica; l’overdose turistica stordisce a tal punto le sue vittime che devono intervenire le innumerevoli macchine fotografiche a sostituire una memoria troppo provata: solo loro possono fissare momenti che si confondono e sovrappongono tra luci psichedeliche.

Persino chi ama allo stesso tempo cascate, casinò e fast food deve ammettere che l’accostamento è alienante. Non tutte le attrazioni turistiche possono essere avvicinate tra loro, perché a volte sono di natura troppo diversa. Anzi, chiamare le cascate del Niagara “attrazione turistica” è già in sé molto discutibile: si tratta infatti di un luogo contemplativo, meditativo, dove lasciare che l’immaginazione corra e ripercorra la storia, trascinata dallo scorrere dell’acqua impetuosa. È un luogo dove sentirsi tutt’uno con la natura, scoprirne l’inimitabile bellezza e la forza terrificante. I casinò invece chiamano in causa l’adrenalina, così come il castello di Dracula; il luna park offre divertimento leggero, fisico, il contrario dell’approfondimento filosofico. Persino le strutture costruite per facilitare la visita delle cascate, anche se chiaramente utili, soprattutto per le persone meno agili, tolgono una parte di fascino a un luogo così epico, preché normalmente posti cosí sono raggiungibili solo dopo una lunga avventura che predispone l’animo umano alla visione dell’estremo della natura, come quando, dopo lunghe escursioni tra boschi e ripide salite, si apre uno squarcio mozzafiato che mostra dall’alto la vallata circostante o quando dopo lungo e faticoso peregrinare, appare dietro alle foglie la spiaggia vergine. Invece le cascate sono li, a 5 minuti dal comodo letto d’hotel, facili come di solito non è un luogo tanto impervio. Ti giri a sinistra, le cascate, a destra le luci psichedeliche, i grattacieli stile New York e l’Hard Rock Café. Qualcosa non quadra; molto più che qualcosa: è alienazione brutale.

Va anche detto che le cascate differiscono dalle altre attrazioni turistiche non solo per il tipo diverso di piacere che offrono, ma ancor più per la sua qualità. L’adrenalina dei casinò di Niagara Falls è del tutto simile a quella degli altri casinò del mondo, così come il cibo dei suoi fast food è tanto scadente quanto altrove e il tunnel della paura grossolano come in qualsiasi fiera. Invece le cascate del Niagara sono uniche al mondo, diverse da tutti gli altri luoghi naturalistici, e hanno reso possibile tutto il resto della città proprio grazie alla loro spettacolare bellezza. Piazzar loro di fianco una Las Vegas è come insultarle, come abbassarle al livello dei panini da 3 dollari, accomunandole al turismo industriale, tutto uguale.

Di notte le cascate sono illuminate da potenti fari allo xeno. Brillano nel buio, meravigliando grandi e piccini. A tratti poi i fari da bianchi si colorano in mille modi, creando effetti stupefacenti che strappano cori di “ooohh” al pubblico sulla balaustra. Giunsi sul posto proprio di notte, quando brillava una splendida luna piena. Ricordando paesaggi vergini in notti limpide, subito pensai a che belle sarebbero state le cascate illuminate dall’Astro d’Argento. Invece c’era lo xeno. Scoprii che è più potente del neon per illuminare a lunga distanza. Molto interessante. Peccato che ero lí per le cascate, non per lo xeno. Ma cosa pretendevano con questo? Migliorare ciò che la natura aveva già reso unicamente bello? Volevano migliorare le cascate facendole diventare rosse, gialle e viola? Quanta presunzione alberga nell’animo umano! Io invece volevo vederle sotto la Luna e attesi fino a mezzanotte, perché si vociferava che a quell’ora i fari allo xeno andassero a letto, insieme ai turisti. Era vero! Esultai quando si spensero, ma la gioia fu di breve durata, perché le molte luci delle 2 Niagara Falls coprivano comunque la Luna. Che peccato! Una notte di luna piena non poteva illuminare le cascate. E non potrà farlo mai più, finché ci sarà l’elettricità. L’urbanizzazione e la turistificazione hanno tolto qualcosa di grosso alle cascate del Niagara. Le hanno rese un articolo da pagare in dollari, quando forse il suo prezzo sarebbe il sudore. La hybris umana ha portato a illuminarle e colorarle, inglobandole nell’artificialità della Las Vegas che le circonda. Anche qui l’uomo vuole essere protagonista. Sarebbe stato meglio se, invece, con umiltà avesse lasciato il palcoscenico alla natura, cercando di proteggerla dalle distorsioni artificiali come i fari allo xeno e le insegne al neon dei fast food, per vedere fino a quali incredibili vette di spettacolarità può giungere lei sola; l’effetto artificiale dello xeno, invece, lascia il tempo che trova. In un mondo ideale, sogno che nelle notti di luna piena le 2 Niagara Falls spengano tutte le luci per permettere alla Luna di colorare d’argento il paesaggio, come solo lei sa fare.

Il lato statunitense delle cascate del Niagara

Sulla strada delle cascate, quasi nel centro di Niagara Falls, sorge un tempio buddista da molti criticato, in quanto pacchiano e fuori luogo. Mi chiedo perché. Forse perché stona con le sfrenatezze della Las Vegas canadese? O perché siamo agli antipodi del Tibet? Beh, sarà anche lontano dalla terra d’origine della sua religione, ma questo tempio non è affatto fuori luogo, perché questa è la terra delle cascate. Questo luogo appartiene al Niagara, non certo ai casinò che vivono grazie allo spettacolo naturale. È un luogo contemplativo. Chi fugge dal samsara delle vie della città può rifugiarsi in questo tempio e meditare sulle cascate, ricordarle e viverle con intensità. Meditare. Meditare non è mai fuori luogo, ancor meno in un posto così. Se solo il dio denaro venisse ripudiato e gli dèi antichi ricordati un po di più! Meditare.

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