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Süşarés (scritüra)

Il Suzzarese è una variante del più generico gruppo linguistico “Gallo-Italico”. Le lingue di questo gruppo sono parlate in Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia Romagna e nelle province di Carrara, Pesaro e Ancona. Tutte queste lingue vengono erroneamente chiamate “dialetti italiani”: l’italiano, creato sulla base del volgare fiorentino, appartiene ad un altro sottogruppo delle lingue neolatine e presenta, infatti, differenze lessicali, fonetiche e sintattiche troppo grosse dal Galloitalico per poter considerare quest’ultimo un suo dialetto.

Siccome non esiste una codificazione scritta del Galloitalico, in questa sezione spiego quali simboli uso nei miei articoli per rendere le peculiarità fonetiche e grammaticali del Suzzarese:

• Per comodità, come base ho scelto le lettere che si usano in italiano. In alcuni casi, invece, seguo le regole delle lingue Gallo-Romanze, come Francese e Catalano, che, appartenendo allo stesso macrogruppo, condividono col Suzzarese alcune particolarità. In altri casi, infine, uso simboli che credo possano rendere bene l’idea del suono che rappresentano.

Ö – Vocale tipica lombarda, a metà tra una “E” e una “O”, come in francese “fleur” (fiore) o “oeuf” (uovo). Esempi: Öf (uovo), Nöf (nuovo; nove), Vöt (vuoto). Ő – Quando l’accento cade su una “ö”, la scrivo “ő”. Esempi: Balős (stupido), Baciől (bastone).

Ü (Ű se accentata) – L’altra vocale lombarda, a metà tra una “I” e una “U”, come in francese “sur” (su) o in tedesco “fünf” (cinque). Esempi: Mücià (ammucchiato), Scadű (scaduto).

Accenti: la maggiorparte delle parole in Suzzarese è piana, cioè l’accento cade sulla penultima sillaba. Nelle parole piane non segno l’accento; lo segno, invece, nelle sdrucciole (accento sulla terzultima sillaba) e nelle tronche (accento sull’ultima sillaba). In questo modo sempre si sa dove mettere l’accento nella lettura. Esempi:

Tronche: Parlà (parlare), Sücès (successo), Tirabusún (cavatappi).

Piane: Mansarina (scopa, accento sulla “i”), Sansala (zanzara, accento sulla seconda “a”).

Sdrucciole: Càᶌa-g-al (togliglielo).

Sulle “O” e sulle “E” segno sempre l’accento, anche nelle parole piane, per marcare la diversa pronuncia possibile: Ò indica una “O” aperta come in Gròs (grosso) e Pastròç (pasticcio) mentre Ó è la “O” chiusa di Giót (pieno) e Rót (rotto); allo stesso modo È indica la “E” aperta di Vèrt (aperto) e Mèi (meglio) mentre É corrisponde alla “E” chiusa di Vért (Verde) e di Pé (piede).

• S/Ş – Ho deciso di introdurre una differenza fra la “S” sorda di s (messo), Saᶌún (sapone) e la “Ş” sonora di Şúᶌan (giovane) o Caşa (casa). Questa scelta è motivata non solo dall’obbiettivo di creare una corrispondeza univoca tra grafemi (lettere) e fonemi (suoni), ma soprattutto dalla necessità di distinguere parole che altrimenti sarebbero omografe, come Sügà (asciugare) e Şügà (giocare).

• V/- In Suzzarese la “V” si può pronunciare in due modi: come in italiano quando è di fianco ad una consonante, come in V (volere) e Şvèrgul (storto) oppure appena pronunciata quando è in posizione intervocalica, come in Bablaa (parlava) e -at (muoviti).

Ç – In Suzzarese esistono parole che terminano col suono della “C dolce” dell’italiano “cena”. Uso “Ç” per segnare questo suono a fine parola, come nel caso di Òç (occhio) o ç (tetto), in contrapposizione a parole che finiscono con la “C dura” dell’italiano “cono”, come Tòc (pezzo). Il simbolo Ç può trovarsi anche all’interno di una parola nel gruppo “SC”, giacché in Suzzarese questo gruppo non si legge come nell’italiano “sciare”, ma si legge invece come una “S” seguita dalla “C dolce, appunto, Ç. Alcuni esempi sono Sçèt (schietto) e Sçiudà (schiodare).

• “-“ In Suzzarese come in Francese le domande si formano con l’inversione tra soggetto e verbo, separati dal trattino. Esempi:

ITA: Tu vuoi del pane?

FRA: Veux-tu du pain?

SÜZ: A ᶌö-t dal pan?

Il trattino viene usato anche nelle forme dell’imperativo in molte lingue Galloromanze:

ITA: Muoviti

FRA: Depeche-toi

CAT: Mou-te

SÜZ: Möᶌ-at

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