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Equilibrio

Πάντα ῥεῖ (pánta rhéi), tutto scorre. Già nel VI secolo a.C. il filosofo greco Eraclito aveva postulato con queste parole la “teoria del divenire”. Dai frammenti che ci sono pervenuti, pare che il suo pensiero considerasse fondamentale il continuo mutamento a cui il mondo sensibile è soggetto. Questa trasformazione era, secondo lui, conseguenza dell’incessante lotta fra gli opposti che tentavano di prevalere l’uno sull’altro. Concetti antitetici, come il pieno e il vuoto, la pace e la guerra, la fame e la sazietà, si scontravano perennemente come manifestazioni sensibili, ma nascondevano al loro interno la grande armonia del logos indiviso, della legge universale della Natura. È questo un pensiero che si avvicina molto alla dottrina Taoista in cui il principio divino che permea il mondo, pur essendo uno e armonioso, nelle sue manifestazioni conoscibili viene percepito dagli esseri umani come la contrapposizione dello yin e lo yang. Anche secondo questo antichissimo pensiero cinese, il continuo cambiamento nel mondo sensibile è l’espressione delle immutabili leggi della Natura che regolano il divenire cosmico secondo il loro imparziale equilibrio.

In effetti, per lunghissime ere geologiche, il Pianeta Terra evolse, vedendo la nascita di mari, continenti e montagne, poi di piante e animali, senza che l’equilibrio su cui si regge venisse mai meno. Tutto cambiò, però, con l’avvento dell’uomo: fu la prima e per ora unica razza in grado di capire e conoscere la realtà che lo circondava, fissando con la scrittura il suo sapere. Fu in grado di applicare queste scoperte attraverso la manifattura, creando così oggetti ed edifici sempre più sofisticati. Gli esseri umani furono i primi a modificare considerevolmente l’ambiente in cui vivono, sfruttando il loro sapere per migliorare la qualità della loro vita. Per la 1ª volta il mutamento nel Pianeta non era provocato dalla forza cieca di una glaciazione o quella istintiva di un castoro alle prese con una diga, ma dall’intenzione consapevole di un essere intelligente. La trasformazione non era più solo opera delle leggi imparziali del divenire, ma da allora cominciò a soggiacere anche ai desideri di un animale capace di conoscere ciò che lo circondava.

Organizzato in società, quest’animale catalizzò per la prima volta una grossa quantità di potere che si inserì nella disputa tra le forze naturali, distinguendosi da esse per essere intenzionalmente mirato a proprio favore. Con l’ascesa dell’essere umano, quindi, il divenire lento e costante espresso dal “pánta rhéi” venne turbato; le trasformazioni che da allora il Pianeta ha subito non rispondono più solo alle leggi imparziali della Natura, ma anche al volere egoistico di una razza e in particolare di alcuni suoi individui. Nel quadro degli equilibri terrestri, la novità rappresentata da una forza autocosciente e intelligente fu grande.

Già dall’antichità, l’essere umano sembrò cogliere l’enorme importanza di quest’aspetto: in Grecia veniva tacciato di ὕβρις (húbris), tracotanza, chi non rispettava i limiti imposti dagli dèi, cioè le leggi della natura, quegli equilibri che lo smodato anelito ad un potere sempre maggiore mettevano in crisi. Anche molte altre confessioni, tra cui quella cristiana e l’islamica, sottolineano che l’uomo non può paragonarsi al dio. Questo per ammonire la nuova razza che, ottenuto tanto potere, era chiamata ad utilizzarlo nel rispetto degli equilibri naturali. Ma nonostante il monito di molte religioni, nonostante quindi l’uomo intuisse il pericolo e la malvagità che si celavano nella sua stessa ambizione, ad essa si lasciò andare; il potere, lo sa bene Tolkien, è un anello che corrode l’anima di chi lo porta al dito, non lascia scampo alla coscienza, la divora. L’uomo è preda del suo stesso potere, sia come razza che come individuo; mantenere l’equilibrio naturale delle cose è per lui troppo ardua impresa, non ci prova neanche.

Ma a questo punto l’equilibrio si palesa come il più grande di tutti i valori, il principio cardine da perseguire sempre e comunque, l’unico che garantisce giustizia. Non che il mondo pre-umano fosse libero dal male, quello che l’animo umano percepisce come male, come dolore, sofferenza, ingiustizia, fa parte della natura stessa delle cose: da sempre il leone uccide la gazzella che a sua volta strappa l’erba da terra. È inevitabile. Questo male da sempre si contrappone al bene del piacere e della gioia. Bene e male si compenetrano come il bianco e il nero nel simbolo del Tao e la loro unione costituisce il mondo: così è la vita. Per giustizia divina non si intende che tutte le vite godranno della stessa quantità di piacere e dolore, non corrisponde all’equità assoluta; sta invece nell’equilibrio delle possibilità di base: le regole del gioco sono uguali per tutti.

L’equilibrio tra yin e yang nel simbolo del Taosimo

Il Tao dice che lo yin e lo yang sempre si compenetrano, mai uno dei due annulla l’altro. Così è la natura delle cose. Quindi in ogni vita ci saranno un po’ di gioia e un po’ di sofferenza, non si sa in quale percentuale. Quando invece uno tra yin e yang surclassa il suo opposto, lì si crea il male, inteso come distorsione dell’ordine divino, perché l’equilibrio naturale delle cose è rotto. L’intervento dell’uomo, rompendo l’ordine naturale, ha creato nuove situazioni, distorte dall’influsso del potere intelligente. L’industrializzazione, accelerando in modo esponenziale il processo di modificazione della natura, ha alzato enormemente lo standard di vita degli uomini, ma al prezzo di accettare nuovi ed estremi abomini. Il dominio della razza umana ha causato le brutture dell’allevamento industriale, di animali prigionieri nelle gabbie degli zoo fin dalla nascita, del disboscamento selvaggio. Tra l’uomo e le altre specie terrestri non c’è più alcun equilibrio. Lo stesso, se non peggio, avviene all’interno della stessa società umana, dove le atrocità non si contano. La storia purtroppo racconta capitoli infami come lo schiavismo, la guerra, l’oppressione di intere genti o singoli individui. Un tempo i re, ora i grandi imprenditori, hanno volutamente dimenticato che la loro ricchezza sarebbe impossibile senza l’appoggio dei poveri, di chi lavora per loro. Il loro potere li porta a bramarne sempre di più, cancellando ogni coscienza verso il più debole, che viene schiacciato senza pietà.

Il potere umano ha rotto gli equilibri divini, creando orrori che il mondo naturale non aveva concepito, come vite intere passate in schiavitù, come la miseria e la disperazione dilaganti in certe zone del mondo. Gli esempi sono moltissimi, sono esempi di un male innaturale, un male diabolico e violento, che solo l’ambizione estrema ha potuto creare. Il Taoismo dice che in natura nessuno dei due opposti prevale e che se uno dei due surclassa l’altro, si nega l’essenza stessa della vita. Chiunque può avere esperienza di quanto detto, per esempio visitando uno zoo, un luogo creato per il piacere umano, al prezzo di schiavizzare gli animali, costringendoli a una non-vita, fuori dal loro ambiente, impossibilitati a correre o volare o nuotare liberamente, perché intrappolati in un centimetro quadrato. Guardare quegli animali negli occhi, per chi non provasse vergogna nel farlo, mostrerà chiaramente come in essi la luce della vita si sia spenta, negata dalla mano prepotente e sconsiderata, ma piena d’oro, di qualche imprenditore. Guarda caso molti animali in cattività non si riproducono pur avendone la possibilità: la natura sa decidere autonomamente che in queste condizioni la vita non può sussistere, è stata negata, quindi non va riprodotta.

A questo male innaturale, estremo e diabolico, si contrappone un “bene” ugualmente distorto e contaminato: i grandi ricchi, che possiedono tutto ciò che desiderano fino all’eccesso, che vivono la vita che tutti sognano, molto spesso in questa stessa ricchezza si perdono. Le cose che uno possiede hanno l’arcano potere di possedere a loro volta il loro padrone che non potrà più fare a meno di esse. Chi possiede, inoltre, desidera possedere sempre più cose o persone, il suo desiderio è inappagabile. Oppure, giunto ad avere tutto ciò che si può immaginare, seduto sul trono del suo impero, il grande imprenditore si trova ad essere insoddisfatto e privo di motivazioni. Ma soprattutto, l’ascesa a vette tanto alte richiede un grosso sacrificio: la coscienza, che viene immolata sull’altare del dio denaro, permettendo di compiere le azioni empie necessarie per ottenere il successo a tali livelli. Così, corrosi nel profondo dal loro smisurato potere e privati per sempre del calore umano, questi uomini affrontano un gelido inverno di solitudine che oro e diamanti non scalderanno. Anche in loro qualcosa si spegne, nonostante il successo; anche in loro la vita è negata.

È chiaro a questo punto, che gli uomini non sono dèi. Chi fa le regole del gioco non è lui. L’ascesa dell’uomo nella conoscenza e nella tecnologia non sono di per sé malvagie, ma vanno perseguite con moderazione e con coscienza. Questo era il monito degli antichi. Bisogna aver chiaro che il potere, sia nelle mani della razza umana in generale, sia in quelle di alcuni suoi individui, è una forza molto pericolosa che può stravolgere l’ordine naturale delle cose. Purtroppo o per fortuna, quest’ordine è l’unico possibile, come le immagini del male e del bene innaturali mostrano. Stravolgerlo significa negare la vita e alla fine dei conti rinunciarvi. Lo stesso avviene a livello ecologico, il dominio umano ha sconvolto gli equilibri naturali, mettendo a repentaglio la salute del Pianeta e a lungo termine l’esistenza stessa della vita.

Gli esseri umani che hanno a cuore questo mondo e questa vita sono chiamati quindi a restaurare l’equilibrio perso per salvare il mondo dall’autodistruzione e dalla negazione della vita. Ognuno dovrà ricordare che il suo proprio benessere è strettamente legato al Pianeta che gli ha donato la vita, alle piante e animali di cui si ciba e agli altri uomini che vivono e lavorano nella sua stessa società. Seguendo la saggia esortazione del Taoismo, dovremo cercare l’illuminazione tentando di ricongiungerci con lo spirito dell’universo che permea tutte le cose, sentendo scorrere nelle nostre vene la stessa energia che ha dato la vita al ciuffo d’erba e che spinge il fiume verso il mare. Dell’albero rassicurante tanto quanto del buffo pollo allora ci sentiremo fratelli, uniti dalla stessa magica energia che abita questo mondo. Uniti nella divinità, saremo liberi dalla diabolica brama del potere e sapremo limitarlo.

Qualcuno potrebbe obbiettare che l’egoismo e il desiderio di accrescere il proprio benessere sono sentimenti istintivi che fanno parte della natura umana tanto quanto di quella animale; di conseguenza, desiderare che un imprenditore o un politico non sfruttino a proprio favore il potere ottenuto sarebbe una pretesa assurda e anche sbagliata, in quanto innaturale. In fondo anche in noi umani albergano quel bene e quel male che costituiscono l’essenza delle cose. Tutto vero. Ma gli umani, molto tempo fa, abbandonarono lo status di semplice specie animale che segue l’istinto e cominciarono a modificare notevolmente il Pianeta e la loro stessa società. Da allora gli eventi terrestri cominciarono ad essere anche nelle sue mani, non più solo in quelle dell’energia divina. L’uomo non è più un semplice animale, non può concedersi il lusso di abbandonarsi a istinti e capricci: si è elevato al rango di semi-divinità che modifica il destino della Terra in modo simile agli dèi. È vero che una società equa non è istintiva, ma l’uomo che cerca di scalare il Monte Olimpo dai suoi pendii deve saper vedere e accettare le responsabilità che il nuovo status comporta: se la divinità mantiene l’equilibrio grazie alle leggi immutabili che la costituiscono, l’uomo semi-dio dovrà mantenere lo stesso equilibrio controllando i suoi istinti e limitando i centri di potere. Pena la negazione del mondo e della vita.

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