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Ambientalismo

Da sempre l’Universo è in evoluzione. L’energia delle stelle, il movimento dei pianeti, il vento, le onde del mare, sono alcune delle forze della Natura che modellano il mondo secondo le immutabili leggi che le regolano. Sul Pianeta Terra a queste forze impersonali si aggiunse quella della vita che per la prima volta svincolò l’energia cosmica dal tutto indiviso per infonderla in esseri viventi autonomi. Animali e vegetali agiscono sul Pianeta modificandone l’aspetto, ma, anche se il loro fine è favorire la loro stessa esistenza, lo fanno strettamente guidati dalla Natura attraverso l’istinto; l’autonomia loro concessa rimane solo potenziale e la loro azione non modifica l’ambiente in modo molto diverso da un evento naturale come una mareggiata. L’essere umano rappresenta l’ulteriore passo: in lui l’energia cosmica ottiene per la prima volta l’autocoscienza che rende reale l’autonomia della vita; l’intelligenza permise agli uomini di conoscere il mondo e di sfruttare le risorse a disposizione in modo molto più completo. La loro azione sull’ambiente portò a cambiamenti ben più profondi di quelli mai operati dalle forze naturali o dagli altri esseri viventi, anche se non da subito: inizialmente l’homo sapiens sapiens vide la luce del sole come un qualsiasi animale che viveva allo stato di natura e che iniziava a muovere i primi passi: le dimore, le armi e i manufatti li costruiva partendo dai materiali che trovava attorno a sé, come legno e pietra. A quei tempi la sua azione di modifica dell’ambiente era modesta, non diversa in essenza da quella degli uccelli che costruisco i nidi o dei castori le dighe.

 

Toirc Point (Kerry) – Irlanda

Ma lentamente e costantemente la scienza progrediva nei secoli, fino ad arrivare alla vera svolta con l’era industriale. Da allora l’azione umana cominciò ad incidere in modo molto più marcato sull’ambiente: sia quantitativamente, con la catena di montaggio che permise di produrre su larga scala, sia qualitativamente, perché negli ultimi 2 secoli il progresso scientifico accelerò in modo vertiginoso portando all’applicazione di molte nuove tecnologie. L’energia elettrica, che di questo grande sviluppo è alla base, è ottenuta in gran parte attraverso la combustione di materiali che fino a prima di essere trasformati in volt avevano sempre giaciuto inerti e silenziosi nel sottosuolo. Carbone e petrolio in natura non bruciano, la loro combustione, per lo meno su larga scala, è opera dell’uomo; è un processo nuovo e porta gravi conseguenze, perché libera nell’aria fumi carichi di residui dannosi per la vita. Dall’aria ai polmoni, ma anche dall’aria all’acqua e ancora a piante, animali e all’uomo, questi residui mettono a repentaglio la salute degli esseri viventi. È questo il tristemente famoso “inquinamento”, termine entrato in uso proprio con la rivoluzione industriale. Inquinare significa introdurre nell’ambiente sostanze da un lato dannose per la vita, dall’altro di difficile digestione per la Madre Terra. La Natura, infatti, impiegherà milioni di anni per ritrasformare e assimilare i residui della combustione del petrolio che le centrali emanano nell’aria. Tra l’altro, non solo le scorie inevitabilmente prodotte dalle catene di montaggio, ma a volte gli stessi materiali obbiettivo della  produzione risultano essere inquinanti: cemento, asfalto, acciaio, vetro, richiedono moltissimi anni per essere reintegrati nel processo naturale, mentre la plastica non è affatto biodegradabile. La Natura non è in grado di agire su questo materiale diffusissimo ovunque. È questo un fatto molto grave che sfida la stessa legge del divenire che aveva sempre regolato ogni cosa su questo pianeta. Tutto scorre, tutto tranne la plastica, materiale creato dall’uomo, capace di sottrarsi all’inesorabilità del tempo. Gli esempi di inquinamento sarebbero moltissimi. Il cosiddetto progresso non solo attenta alla salute, non solo stravolge le leggi della Natura, ma in modo anche molto più diretto semina distruzione per la Terra. È questo il caso del nucleare, usato per l’energia, ma anche per la guerra, tecnologia che ha devastato vaste aree, rendendole inabitabili per decenni e affliggendo con malattia e contaminazione tutti gli esseri viventi esposti alle radiazioni.

 

Distruzione, morte, malattia, sconvolgimento delle leggi della Natura: sono queste le conseguenze dell’azione umana sul Pianeta e dipingono un quadro che rievoca vivide immagini dell’Apocalisse, un mito antico di 2000 anni. Possibile che già tanto tempo prima del carbone e del petrolio i saggi avessero immaginato la distruzione del mondo per colpa dell’uomo? Comunque i dubbi dei saggi antichi iniziarono a materializzarsi come reali durante la stessa era industriale, quando le conseguenze del nuovo progresso cominciarono ad esser chiamate “inquinamento”. Se l’inizio di quell’epoca viene datato nella 2ª metà del 1700, l’uomo sarà più o meno consapevole dell’inquinamento da oltre 2 secoli. 200 anni dovrebbero esser stati sufficienti per rimediare ad un problema evidentemente grave. Purtroppo, però, questa presa di coscienza è stata finora insufficiente. L’assunzione di responsabilità è stata solo parziale, contrastata e spesso sconfitta dalle logiche del potere. Furono sì scritte leggi che obbligavano le fabbriche ad utilizzare depuratori per filtrare i loro scarichi nell’aria e nell’acqua; fu anche introdotta la benzina senza piombo, che è meno inquinante; si studiano energie alternative, come l’eolica e la solare, per sostituire petrolio, carbone e uranio, altamente inquinanti. Ma tutti questi buoni propositi vennero e vengono disattesi quando entra il gioco il potere e così la legge ambientale viene ammorbidita per non infastidire i grandi industriali, o aggirata impunemente, mentre lo studio di energie alternative non viene promosso per non inimicarsi i magnati del petrolio e del nucleare. Esempio lampante in questo senso lo fornisce la vicenda del protocollo di Kyoto, trattato di regole ambientali sottoscritto da più di 160 stati con lo scopo di ridurre le emissioni inquinanti negli stati industrializzati e frenare il fenomeno del riscaldamento globale e del cambiamento climatico. Gli Stati Uniti si rifiutarono di firmarlo, affermando che avrebbe danneggiato la loro economia. Economia, profitti, denaro: sono questi i principi che dispoticamente dominano il mondo, calpestando qualsiasi altra necessità come quella di salvaguardare l’ambiente. Le grandi imprese americane, attraverso il governo dello stato più potente del mondo ormai ridotto a burattino nelle loro mani, impongono di proteggere i loro stessi profitti a discapito della salute dell’intero Pianeta. Il potere è qualcosa di perverso, capace di spazzar via qualsiasi ideale. Gli antichi ne conoscevano bene la pericolosità, così, seppur senza aver esperienza dell’inquinamento, essi immaginavano la fine del mondo in miti come l’Apocalisse. Dopo esser stato causa dell’inquinamento della Terra, ora il potere umano impedisce che le misure ecologiche agiscano in profondità, invertendo il processo di contaminazione. Nonostante le leggi ambientali, infatti, a oggi non si è riusciti a fermare l’emissione di sostanze inquinanti, che è l’obbiettivo finale da raggiungere, ma anzi il tasso di inquinamento prodotto è ancora in crescita.

 

Se causa di questo degrado è il potere, è chiaro che i suoi maggiori responsabili sono i grandi imprenditori, cioè le persone più potenti al mondo. Ma non sono gli unici; in fondo tutta la specie umana detiene un potere generalmente discreto, alto nel mondo occidentale: rispetto a qualsiasi altro animale, un occidentale moderno in più possiede una dimora in cemento armato, bagni privati, cucine a gas, vestiti firmati, cellulari, automobili, computer, televisioni e molto altro. L’elenco è interminabile. Nei paesi industrializzati anche l’uomo comune gode dei privilegi del progresso e dell’industrializzazione. Come l’imprenditore che, posseduto dalla sua brama di potere, non sa rinunciare ad una parte dei suoi immensi profitti per favorire una legge ambientale, così l’uomo medio non si priva di nessuno dei suoi comfort, per quanto inquinante esso sia.

 

Dunque se il problema ambientale riguarda anche la base della piramide capitalista e non solo la sua punta, è evidente che per giungere ad una vera soluzione si necessita un cambio culturale. La società occidentale stenta ad aprire gli occhi, perché è preda del consumismo che spinge a buttare oggetti ancora perfettamente funzionanti per sostituirli con l’equivalente all’ultimo grido. L’imperativo è consumare, comprare, spendere e spandere; espandere l’economia oltre le sue reali dimensioni per riempire le tasche di pochi imprenditori. Questo è il consumismo. È come una droga i cui devastanti effetti collaterali si palesano ora con la grande crisi. Questo falso ideale di consumismo, subdolamente diffuso dalla pubblicità in TV, va abbandonato; al suo posto si potrebbe riscoprire la frugalità, la capacità di accontentarsi del poco, di apprezzare ed amare ciò che si ha. Questo è un vero ideale, non il consumismo che porta a desiderare mille oggetti costosissimi e ad annoiarsene e abbandonarli poco dopo. Attraverso la frugalità l’uomo potrà vivere in modo ecologico. Limitare gli sprechi di cui si nutre il consumismo può essere l’inizio: in estate il caldo è soffocante? Il 90% dei negozi e luoghi pubblici rimedia con un uso smodato dell’aria condizionata, così, dopo l’inevitabile camminata sotto il sole, a chiunque si ghiaccerà il sudore lungo la schiena. A quale scopo tanta esagerazione? Perché ammalarsi di più? Forse le case farmaceutiche muovono diabolicamente i fili dei costumi per vendere i loro prodotti anche in estate? Forse. Comunque è chiaro come un uso più equilibrato del condizionatore andrebbe a vantaggio della salute e al tempo stesso dell’ambiente, riducendo l’effetto serra e il consumo energetico.

 

Platja del Racó (Begur) – Girona

Questo è solo un esempio, ce ne sono molti altri. Quel che è chiaro a questo punto è che l’ambientalismo è un ideale inviolabile. Le logiche del capitalismo che l’hanno divorato sono tanto perverse quanto irrazionali. Lo spirito giusto che alberga in ogni persona onesta le condannerà, sia da un punto di vista etico che pratico. Infatti, che questo sistema fosse fortemente ingiusto era evidente già da tempo, ma ora è palese anche la sua inapplicabilità. Ad affermarlo è la stessa economia che il capitalismo millantava di favorire, con una crisi capace di mettere in ginocchio Europa e Stati Uniti. Ma anche prescindendo da questa crisi, questo modello non ha futuro. Le risorse su cui si basa scarseggiano. Proseguendo a questo tasso di espansione si esauriranno presto. Tra l’altro il capitalismo occidentale implica il mantenimento del cosiddetto “terzo mondo” in uno stato di sottosviluppo, perché le risorse già scarse per illuminare i soli Nord America, Europa e Oceania, si volatilizzerebbero se a sfruttarle fosse il mondo intero. Inoltre, se tutto il Pianeta raggiungesse lo stesso sviluppo industriale dell’Occidente, a quali tremendi livelli arriverebbe l’inquinamento? Se si moltiplicassero le centrali e le industrie coi loro fumi tossici, se si triplicassero le fughe di petrolio in mare e le sciagure atomiche, l’Apocalisse sarebbe ancora lontana? Forse non domani, ma un giorno la fine del mondo potrebbe veramente arrivare continuando di questo passo. Ecco perché proteggere l’ambiente è una necessità primaria.

 

Per farlo, comunque, non è necessario ripudiare la scienza e abbandonarla. L’uomo è un essere pensante, la sete di conoscenza è scritta nel suo DNA; e in fondo la scalata umana sui gradini del sapere ha regalato al mondo anche molte meraviglie, non solo inquinamento. Abbandonare il progresso per tornare a vivere allo stato di Natura sarebbe impossibile e non avrebbe neanche senso. Piuttosto si può vivere continuando a inseguire nuove scoperte, ma sottoponendole a strette regole ambientali, per cui di ogni nuova tecnologia si studino tutte le conseguenze sulla salute e sull’ambiente prima che venga applicata, diffusa e trasformata in un nuovo business. La stessa analisi va imposta anche alle tecnologie già conosciute in modo da bandire quelle troppo pericolose come il nucleare. Progresso scientifico sì, ma con responsabilità ambientale.

 

Forse il vero problema del progresso è che ha cambiato il modo di pensare delle persone. Forse vivere in città di plastica, cemento e acciaio ha fatto dimenticare a molti di essere pur sempre animali figli della Terra. Comunicazioni a distanza, distorsione spazio-temporale, viaggi nell’Universo, può darsi che, nutrita di questi strani alimenti, la coscienza collettiva abbia detto addio alla Natura e che sogni la conversione del genere umano in divinità. O forse in robot? Privi di un’anima, i droidi ex-umani sarebbero ottimi schiavi di una iperproduzione imperialistica. Per fortuna questo mondo distopico è solo un incubo dal quale è ancora facile svegliarsi: anche se il mondo che abbiamo modellato nel cemento e con l’asfalto vuol sembrare così freddo e distante, nelle nostre vene sempre scorrerà caldo sangue come prova della nostra appartenenza alla Natura. La stessa energia muove animali e piante e permea le mareggiate, i venti e le altre forze della Natura. Nell’armonia dell’energia cosmica risiede la chiave per risolvere molti problemi ambientali. Questo sentimento di unione panteistica si sta risvegliando nella coscienza collettiva ed ha già portato a diverse reazioni. Molte persone sono diventate vegetariane dopo aver conosciuto da vicino l’orrore dell’allevamento industriale, di migliaia di vite animali violate con condizioni e trattamenti atroci. La stessa luce, o lo stesso buio, lo si può vedere anche negli occhi degli animali negli zoo e parla di una violenza perpetrata dal potere umano, racconta pagine tristi che prima dell’uomo non erano state scritte. Conoscere ed amare piante e animali ha portato molti a battersi in difesa dei loro diritti, per impedirne l’estinzione e per conservare la biodiversità. Viaggiare e scoprire gli angoli più incantevoli del Pianeta Terra ha spinto molti altri a lottare per impedirne la distruzione e salvare la geodiversità. Disboscamenti, ponti, porti e aeroporti, per quanto utili e lucrativi, devono aver dei limiti se si vuol proteggere la bellezza dei paesaggi e la loro importanza nel ciclo della vita. Nell’amore per la Natura l’uomo può dimenticare il delirio di onnipotenza che l’ha portato a sottometterla come se fosse un dio a essa superiore. Se, invece, egli continuerà a credere di poter imporre le proprie logiche di potere, un giorno scenderà veramente l’Apocalisse e allora sarà troppo tardi per capire che le uniche leggi che vigono sono quelle della Natura. Non si può più aspettare, è necessario agire subito, abbandonando la follia consumistica e accontentandosi di una vita più frugale. Per restaurare l’equilibrio tra uomo e ambiente; per scongiurare l’imperdonabile distruzione del Pianeta che vive.

Grande Madre, a te sia consacrato l’ambientalismo come ideale puro e inviolabile!

2 Responses to “Ambientalismo”

  1. Xebalon scrive:

    Terremoti, inondazioni, uragani, forti temporali (tipo quella di stasera) e sbalzi/cambiamenti di fenomeni atmosferici da un giorno all’altro: questi sono gli effetti diretti o indiretti dell’inquinamento umano su un pianeta malato che si ribella come può. Sfruttiamo più risorse di quelle che la Terra può rigenerare in un anno solare per esempio, prosciugheremo il pianeta e lo faremo diventare un deserto di questo passo, la Terra morirà come Mercurio o Marte. Ma andare su un altro pianeta (esplorazioni spaziali ecc) non sono una soluzione, a meno che non ci dichiariamo palesemente come “parassiti”. In effetti l’uomo è più un parassita che un abitante. O perlomeno i potenti che pensano solo ai profitti, lo sono. A discapito di tutti. E’ giusto allora che io debba respirare lo smog del macchinone del potente di turno? NO!! In Norvegia dal 2013 mi sembra che costruiranno solo macchine ibride, forse è un piccolo passo in avanti verso il risanamento dell’ambiente. Se tutti usassimo (usaste) meno la macchina e più la bicicletta per fare 1km solo di distanza, su scala mondiale forse un briciolo di inquinamento si ridurrebbe. Ma bisogna collaborare tutti, perché purtroppo ci sono sempre quello che fanno i furbi e se ne fregano. Ma poi, anche la loro salute ne risente, e quindi la conclusione è: l’uomo CREDE di essere intelligente, ma non lo è.
    O no?

    Bello questo articolo/argomentazione ;-)

  2. Andrea Fiaccadori scrive:

    In effetti se pensiamo che stiamo distruggendo il nostro mondo viene proprio da dire che molto intelligenti non siamo.

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