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I castelli umani della Catalogna: uniti arriviamo in cielo!

I “castellers” sono una tradizione della cultura catalana tuttora viva e ampiamente praticata, specialmente nelle province di Tarragona e Barcellona. Letteralmente “castellers” significa “castellari”, e si riferisce a coloro che costruiscono castelli usando come materiale se stessi. Un folto gruppo di uomini robusti si stringe in cerchio e forma la base sulla quale si arrampicano e stabiliscono altre persone, poi su di esse altre ancora, sempre più leggere e sempre più in alto, fino a che un bambino giunge in cima alla torre e saluta la folla in segno di successo. In pochi minuti si ergono castelli fatti a volte addirittura di 9 o 10 livelli di persone e, con la stessa velocità con cui nascono, si smontano.

La compagnia di Valls in azione. Durante la festa ogni gruppo si esibisce varie volte.

La compagnia di Valls in azione. Durante la festa ogni gruppo si esibisce varie volte.

Le parole, però, non potranno mai ricreare un’immagine sufficientemente vivida da rendere giustizia a quest’espressione culturale. Io stesso, stanziatomi da ben 6 anni nella capitale catalana, ne avevo spesso sentito parlare e visto immagini in TV senza che in me si destasse un particolare interesse per la cosa, forse anche per la mia sufficienza di italiano che relega tutto ciò che non coinvolge un pallone in fondo alla classifica del divertimento. Qualche giorno fa, però, ho avuto l’occasione di rimangiarmi i miei ignoranti preconcetti, vedendo per la prima volta dal vivo i castellers. Ho accettato l’invito di un amico (che ringrazio calorosamente, grazie Eloi!!) e mi sono recato a Vilafranca del Penedès, paese che dista un’ora di treno da Barcellona, dove si celebrava la “Festa Major”. In molti paesi della Catalogna l’annuale “Festa Major” si differenzia abissalmente dalle sagre di paese all’italiana, perché conserva tradizioni culturali che da noi si sono perse: il teatro di strada, gratuito per tutti i passanti, le sfilate dei diavoli in costume con i loro fuochi d’artificio che simboleggiano l’eterna lotta tra il bene e il male, seguiti dalle figure di cartongesso che rappresentano miti e personaggi famosi, per finire coi balli fantasiosi e artistici che chiudono il corteo.

È in questo stimolante ambiente che ho avuto la fortuna di assistere al mio primo castello umano. Dalla stazione al centro le vie di Vilafranca erano stranamente calme, fino a quando, girato l’angolo giusto, è apparsa davanti a me una piazza gremitissima; fattomi largo a fatica tra la folla sono riuscito finalmente a scorgere i ragazzi della compagnia di Valls che si esibivano scalando altezze vertiginose. Forte e improvvisa, l’emozione mi investe come un treno e, immobile e col fiato sospeso, divento tutt’uno con l’empatia degli altri spettatori che sobbalzano ad ogni oscillazione della torre umana. “E se cadono da lassù?”. Adrenalina pura, me la trasmettono a fiumi. Il bimbo giunge fin su e saluta, la piazza applaude all’unisono, ma alla gioia si sostituisce subito lo spavento quando qualcosa va storto e in un secondo il castello crolla giù. Circa 10-15 persone cadono senza appiglio e precipitano su altre persone, senza nessun materasso o elastico come protezione. Disabituato a questa mancanza di sicurezza e preoccupato, ho subito chiesto spiegazione al mio amico: a quanto pare un’ambulanza è sempre pronta a pochi passi dalla piazza e, quando è chiamata a intervenire, le esibizioni dei castellers si sospendono fino all’arrivo di una nuova ambulanza. Insomma, le cadute e gli infortuni, a volta anche gravi, sono parte del gioco e rompono la sordità ovattata della sicurezza moderna come tuoni di pura adrenalina.

Il gruppo di Vilafranca si esibisce davanti al pubblico di casa.

Il gruppo di Vilafranca si esibisce davanti al pubblico di casa.

Nel resto della giornata ho visto molti altri castellers in azione: la compagnia di Tarragona e quella di casa, di Vilafranca, tra gli altri. Ovviamente a forza di vederne, l’impatto emozionale è andato affievolendosi. Il calcio rimane il mio sport preferito e la prima scelta quando cerco divertimento puro, ma i castelli umani mi hanno lasciato un segno profondo e inaspettato. Sono qualcosa di diverso dal divertimento leggero del pallone, neanche paragonabile, forse perché evocano con forza valori tristemente sbiaditi nel mondo moderno. Si, credo che se per lunghi tratti ho seguito lo spettacolo con un nodo alla gola e un forte pathos, ciò non si deve solo al brivido dell’altezza, della vertigine e del pericolo di cui è impregnato, ma anche alla sua grande portata simbolica. Vedere queste persone che, unite in un grande abbraccio, sono capaci di arrivare così in alto, mi ha fatto ricordare che noi umani con la solidarietà e l’aiuto reciproco possiamo fare grandi cose. “Uniti arriviamo fino al cielo” è stato il mio primo pensiero. Poi, notando qualche altro dettaglio, non ho potuto far a meno di paragonare i castelli umani alla piramide sociale: lo strato più basso di persone si sacrifica sorreggendo il peso dell’intera torre e sono alla stessa altezza degli spettatori che quindi non li vedono, proprio come la plebe che lavora duro nell’anonimato. In alto, invece, solo al bimbo che raggiunge la vetta è dato di salutare la folla, come un re. Eppure questo evidente parallelismo con la piramide sociale non ha minimamente deturpato l’immagine di unità e uguaglianza impressa in me e la ragione è semplice: uguaglianza non significa assenza di differenze. Non è quella rigida somiglianza comunista, strumentalizzata dai capitalisti per svalutarne il valore. La vera uguaglianza è solo nei diritti, non nell’espressione individuale. È ovvio che alla base della torre stiano uomini forti che possano reggere un grande peso, mentre in alto un bambino leggero e agile, come è ovvio che ci siano operai, medici e commercianti, ognuno secondo le proprie, diverse, abilità. La diversità può essere una grande ricchezza se sfruttata per uno scopo comune, come quello di erigere un castello umano o una società funzionante. Ma indipendentemente dalla propria posizione nella torre o nella società, ogni persona deve avere la stessa importanza. Le compagnie di castellers sono gruppi di amici che si allenano insieme per mesi prima di esibirsi, per poi festeggiare la notte, ancora uniti. Le ore passate insieme cementano il loro vincolo sociale, sono importanti come e più dello spettacolo stesso. Sono un po’ come le formiche legionarie, che formano pareti intere coi loro corpi per proteggere la regina, non perché sia essa nobile, ma perché garantisce la sussistenza del formicaio. Tutti sono importanti.

La torre a 9 piani eretta dalla compagnia di Tarragona si staglia altissima in cielo.

La torre a 9 piani eretta dalla compagnia di Tarragona si staglia altissima in cielo.

L’individualismo che domina la società moderna nacque come un valore importante, ma poi fu strumentalizzato per minare la coesione della nostra società. Troppo spesso ci si dimentica della base della piramide, lasciando che affondi nel fango, senza riconoscerle la dignità umana che merita. Spesso e da molte bocche ho sentito dire che il mondo è malato, corroso da gravi problemi interni. Altrettanto giustamente molti aggiungono che è difficile trovare una via per raddrizzare il tiro. A loro e a tutti consiglio caldamente di assistere dal vivo a tradizioni come i castellers che rievocano l’ebbrezza unica dell’unione fra esseri viventi e la indicano come la vera ancora di salvezza per questo mondo alla deriva.

One Response to “I castelli umani della Catalogna: uniti arriviamo in cielo!”

  1. Xebalon scrive:

    Ottimo articolo come sempre! Perché descrivi un qualcosa e ci metti della filosofia dentro :-)
    Prendi spunto da qualcosa che ti colpisce per narrare i “disastri” umani.
    Li avevo visti anche io in Tv ma poi narrati così, con i “retroscena” fanno più effetto. E’ vero che lo spettatore medio guarda dice “bello!” e poi dimentica.
    Comunque, tornando al concetto, magari ci fosse più unione e meno disgregazione tra popoli per esempio, come in queste torri. Ma già è difficile che lo stesso popolo sia coeso al suo interno, figuriamoci tra popoli/nazioni diversi…
    Le tradizioni popolari insegnano tantissimo perché nascono proprio da esigenze umane. Poi il consumismo ecc fa perdere tutto… eppure le tradizioni andrebbero davvero seguite.
    Ma forse io lo sto capendo perché comincio ad essere vecchio ahahaha!

    Complimenti, aspettiamo altri articoli!

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